Un grande museo ad un piccolo passo da Piazza Navona

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, sabato 28 settembre, abbiamo visitato il Palazzo Altemps, una delle quattro sede del Museo Nazionale Romano. Si trova nel Campo Marzio in prossimità della chiesa Sant'Apollinare e vicinissima alla stupenda Piazza Navona, con i suoi tipici artisti di strada e la meravigliosa fontana dei quattro fiumi del Bernini. Il palazzo fu acquistato da Marco Sittico nel 1568, che fu vescovo e cardinale di Cassano nel 1561 circa. Negli anni successivi l'edificio passò nelle mani di altre famiglie ricche come quella dei Boncompagni.
Nell'edificio troviamo le collezioni della famiglie Boncompagni Ludovisi, Matteo, Drago, Altemps e un buon numero di opere egizie. Non sono presenti soltanto sculture, ma anche opere pittoriche. Molte delle sale infatti presentavano degli affreschi meravigliosi del Quattrocento, altri sono più antichi, risalenti probabilmente al periodo romano.

Le prima sale del palazzo Altemps sono dedicate alla collezione egizia. Ci sono opere in travertino rappresentanti gli Dei orientali come quella con il toro o la sfinge, la quale purtroppo è per una sola parte integra.  Molte statue degli Dei sono le stesse che abbiamo visto nella mostra al Colosseo in onore di Costantino.
Rilievo templare
Il rilievo proviene dal complesso egiziano di Behbeit el-Hagar e riusato nell'Iseo Campense. La scena raffigura il dono di un re ad alcune divinità tra cui Horos, Anedjti, Osiride e Nekhbet. Databile IV secolo a.c.
Sfinge acefala
La sfinge ha perduto la testa e le zampe anteriori, ma presenta tracce del copricapo regale. Molto dettagliati infine sono la criniera e le parti anatomiche. Quest'opera è datata al periodo tolemaico ossia al III secolo a.c.
Statua di torello Api
La statua del torello è della collezione Brancaccio: rappresenta il toro adorato a Menfi, in seguito associato al culto isiaco, durante il periodo romano. E' databile in età tolemaica, intorno al I secolo a.c.
Osiride Chonocrator
La statua di Osiride è della collezione Sciarra ed  è avvolta da un serpente, simbolo del perenne ciclo di morte e rinascita della vegetazione. La statua è databile al II secolo d.c.

Nelle successive sale si incontrano le statue rappresentanti i maggiori Dei romani, come Afrodite, e gli eroi mitologici come Eracle. 
Una statua che ci ha impressionato per la sua espressività e la cura dei dettagli, è stata quella dell'Ares.
Ares, figlio di Zeus ed Era, è qui rappresentato in questa copia romana, la cui originale greca risale al 320 a .c, forse di Lisippo o Scopa. La statua fa parte della collezione Ludovisi per questo viene detto Ares Ludovisi. L'opera è stata restaurata dal Bernini nel 1622 a cui aggiunse il piccolo amorino  ai suoi piedi. Il particolare della sua arma è davvero eccezionale, vista da vicino poi! 

Proseguendo la visita mi sono imbattuta in un'ampia sala in cui ho trovato una meravigliosa testa colossale di Demetra.
Nella stessa sala di Demetra ho avuto la possibilità di ammirare una delle opere maggiori del palazzo Altemps: il trono Ludovisi. L'opera è in marmo ed è databile circa al 460-450 a.c.
L'opera è del tutto originale in quanto non se ne trova una simile in nessun altra parte, purtroppo però ci è arrivata a noi in modo frammentario e non sappiamo dire quale fosse la sua forma originaria e cosa rappresentasse realmente il rilievo. Nella parte destra laterale, come si vede dall'immagine sotto, troviamo una donna nuda seduta su un cuscino in procinto di suonare un doppio flauto.


Il bassorilievo centrale accoglie probabilmente la nascita di Afrofite dalla spuma del mare, la quale viene accolta da due Horai. Queste rappresentano le divinità della natura e delle stagioni vestite con peplo, quella a sinistra e con chitone quella a destra.

Nel lato sinistro c'è un'altra figura femminile seduta su un cuscino ammantata che mette dell'incenso nel bruciaprofumi. Le due figure laterali si pensa rappresentino delle sacerdotesse del culto di Afrodite simboleggiando l'amor sacro e l'amor profano.
Il termine "trono" venne attribuito nel momento in cui l'opera fu ritrovata in via Sardegna. Si pensa fosse stato un trono di una divinità oppure doveva servire come recinto per una statua di culto colossale o ancora una balaustra di una scala e infine fu definita come altare. 
Un'altra lettura dell'opera è quella di attribuire la figura del bassorilievo centrale non ad Afrodite ma a Persofene e quindi al suo ritorno sulla terra in primavera ripercorrendo così il ciclo delle stagioni.

Proseguendo nelle ampie sale del palazzo sono giunta in una delle più grandi secondo me, al cui centro si imponeva altissimo e bellissimo il Galata suicida. E' un'opera di straordinaria espressività e di grande movimento. La statua è datata al 220 a.c e ci è giunta a noi grazie a questa copia romana del I secolo a.c.. L'opera è dello scultore pergameno Epìgono che, assieme al Galata morente, doveva trovarsi sulla terrazza del famoso altare di Pergamo. 

La statua è soggetta a diverse possibile vedute. Il Galata, soggetto al tipico movimento di avvitamento dell'età ellenistica, ha però un equilibrio sicuro dovuto alle gambe divaricate. Il suo busto e le gambe sono rivolte verso la sua sinistra e la testa rivolta a destra. Con il braccio destro immerge la spada tra le clavicole mentre con la sinistra sorregge il corpo di sua moglie che lentamente si abbandona alla morte. 

Sarebbe davvero molto lungo potervi raccontare di tutte le meravigliose opere che si trovano al Palazzo Altemps, però prima di lasciarvi vorrei inserire ancora un paio di foto!!

Nella parte inferiore del museo si incontrano diverse statue rappresentanti Dei ed imperatori e molti busti di filosofi. Uno dei busti che più mi ha colpito è stato quello di Antinoo. Certo non è un Dio, non è stato un imperatore romano e nemmeno un filosofo! E' stato semplicemente l'amante di uno dei più amati imperatori romani: Adriano. Bisogna dire che non aveva proprio dei brutti gusti!
Particolare del volto 
Infine volevo farvi vedere il cortile interno del palazzo e la bellissima loggia dipinta ad affresco del livello superiore. Gli affreschi sono quelli originari e si possono trovare anche nella chiesa dedica a Sant'Anicleto presente sempre nell'edificio Altemps. 
Particolare dell'affresco nel loggiato 


Spero vi sia piaciuta questa piccola gita virtuale in questo fantastico museo che merita davvero. Non ci ero mai stata e devo dire sono rimasta piacevolmente sorpresa! Spero possiate andarci il più presto possibile così potete dirmi se è piaciuto anche a voi! 
Buone visite a tutti, 
Valeria.  

Costantino 313 d.c

Nella giornata del 14 settembre 2013 sono stata al Colosseo per visitare la mostra su Costantino che celebra l'editto di Milano del 313 d.c, editto che ha dato libertà di culto ai cristiani. Fortuna ha voluto che fosse una splendida giornata settembrina, col caldo che scaldava l'aria ma con un vento frizzantino che ha fatto si che la visita non risultasse troppo pesante. La mostra era allestita al secondo piano del grande anfiteatro Flavio. Come detto la mostra intende celebrare il grande imperatore partendo dal famoso editto proclamato a Mediolanum dai due Augusti: Costantino e Licino, per poi andar oltre e soffermarsi anche alle grandi opere che Costantino nei suoi 31 anni di regno ha fatto.
La visita è stata divisa in diverse sezioni riguardante anche la vita a Roma durante il regno di Costantino. Si passa infatti dai ritratti dei grandi imperatori e generali alla magia e la superstizione del popolo romano, insomma una vera full immersion nel mondo latino!
La prima cosa che ha rapito il mio sguardo è stata la testa colossale di Costantino in bronzo con accanto la sua mano che regge il globo. Un'altra statua (o meglio resti), stavolta in marmo la possiamo trovare sempre a Roma, nel Palazzo dei Conservatori.

Spostandosi verso sinistra possiamo trovare la sezione che parla dei riconoscimenti degli imperatori, dagli scettri agli stendardi, sono oggetti davvero preziosi e che sono giunti sino a noi in maniera incredibilmente integri, o almeno alcuni di essi! Qui sotto in particolare ho messo una foto di uno scettro e più in basso alcuni elmi ad arco gemmato.
Un bellissimo murales si apre sul lato opposto e fa capire all'osservatore quanto grande poteva essere il regno di Roma...
In molti dei pannelli descrittivi è stato evidenziato come con Costantino è stato possibile, anche se per un breve periodo, l'utilizzo della tetrarchia. Essa consisteva nel decidere due Augusti e due Cesari che avrebbero governato, uno la parte occidentale e l'altra quella orientale, il regno romano. Questo fu fatto per evitare possibili litigi per l'eredità del potere imperiale. 
Questa immagine è solo una piccola parte dell'alta colonna che mostra le figure dei tetrarchi. Per far capir meglio come questo stile di governo potesse essere celebrato aggiungo qui un'altra foto, sicuramente più famosa: i tetrarchi in porfido rosso di Piazza S. Marco a Venezia.
Una sezione della mostra che mi è piaciuta molto è stata quella dedicata alla magia e le superstizioni nell'antica Roma. Molti erano infatti i miti e religioni orientali che arrivarono sino alla città capitolina. Alcuni Dei orientali vengono ripresi nelle mitologia di Roma come Iside, Dea della maternità e della fertilità per gli Egizi diviene Dea della Fortuna per i Romani! 
Iside Fortuna
Serapide
Demone leontocefalo
Eracle

Oltre alle statue, in una vetrinetta vi erano diverse pietre che per i romani erano magiche. Queste dovevano avere diverse funzioni, erano molto colorate, alcune piccole altre più grandi e su ognuna vi era rappresentata probabilmente la divinità in questione.


Un'altra importante sezione della visita è stata dedicata al monogramma di Cristo posto come insegna militare da Costantino, dopo la sua visione prima della battaglia di Ponte Milvio. Il simbolo è composto da due lettere sovrapposte, la "X" e la "P", che corrispondono alle lettere greche 'X' e 'p'. La sua massima diffusione fu dopo l'editto di Milano in quanto cominciò ad apparire nelle chiese e basiliche. Il simbolo comparve inoltre sulle monete coniate da Costantino oltre che, come detto, sugli stendardi. 
La frase che sintetizza il regno del grande Costantino è sicuramente: IN HOC SIGNO VINCES!
Il significato della frase lo si può trovare anche nel percorso dei fregi dell'Arco posto in prossimità del Colosseo. 
La storia dell'arco meriterebbe un post a parte (il che non è escluso prossimamente!), per cui mi limiterò a dire che durante la visita c'era un bellissimo video, poco più di qualche minuto, in cui veniva mostrata la grandiosità dell'arco e di come questo celebra il decennale regno di Costantino, ma soprattutto la vittoria di quest'ultimo a Ponte Milvio contro Massenzio. Accanto al televisore che mandava il filmato in italiano e in inglese c'era la riproduzione in "piccolo" dell'arco stesso (molti si ostinavano a fare la foto vicino ad esso...mi sono chiesta: perché farla qui davanti a un vetro quando quello reale è a due passi qui fuori? o.0). I fregi costantiniani narrano la partenza da Milano, la conquista di Verona, la battaglia di Ponte Milvio e infine l'ingresso trionfante nella città di Roma. 
Tornando indietro fino alla testa colossale di Costantino proseguo e trovo l'ultima sezione della mostra che tratta proprio dell'anfiteatro Flavio, di come funzionavano i montacarichi e cosa facevano i romani quando entravano a vedere i giochi. Tutto potevo immaginare ma non che le persone andavano al Colosseo per mangiare, stare in compagnia e cucire! Invece è proprio così, sono state infatti ritrovate ossi molto piccoli che fanno pensare a degli stuzzicadenti e aghi che le donne portavano con se per portarsi avanti con i propri lavori! Insomma i ludi non erano solo belve, cristiani e morte, era gioco, cibo, risate e chissà magari qualcuno in tutto quel caos riusciva anche a fare un pisolino..

Buon visite a tutti, 

Valeria

Galla Placidia, una donna d'altri tempi

Era la fresca mattina del 4 novembre del 2012 quando arrivai in prossimità della Basilica di San Vitale in Ravenna. Accanto ad essa si erge il Mausoleo di Galla Placidia.
La cosa che mi ha sorpresa più di tutte è stato il netto contrasto tra l'esterno, molto semplice e spoglio e il suo interno, così bello e ricco di colori grazie ai preziosi mosaici che ricoprono la cupola, le volte e le lunette.
Prima di parlare del Mausoleo vorrei segnare un profilo storico-psicologico di Galla.

Figlia del grande Imperatore Teodosio I e sorella di Onorio e Arcadio, nacque a Costantinopoli nel 390 ca. La sua vita prese una piega drammatica quando il re dei Visigoti, Alarico, scende in Italia per conquistarla nel 410 d.c. Saccheggiò Roma e si ritirò con un bel bottino, tra cui la stessa Galla. Il suo successore Ataulfo la sposa nel 413 a Narbonne dalla cui unione nasce Teodosio. Nel 416 dopo la morte del sovrano visigoto Galla torna in Italia grazie al fratello Onorio che la fa unire in matrimonio al fedele generale Costanzo III nel 417, dal cui amore nascerà Valentiniano e Onoria. Nel 421 Onorio concesse a Costanzo e alla moglie il titolo di augusti. Morto suo marito Galla fu costretta però a scappare con i figli a Costantinopoli, sotto il regno di suo nipote Teodosio II, in quanto Onorio la perseguitava con attenzioni incestuose. Solo alla morte del fratello, nel 423 Galla torna vittoriosa in Italia grazie all'aiuto dell'imperatore d'Oriente, in quanto Valentiniano era l'unico in grado di poter garantire la continuità della casata di Teodosio. Teodosio II per cui si vide costretto a mettere sul trono d'Occidente suo cugino e così dal 425 Galla resse il regno di suo figlio, ancora minorenne, fino al 437. L'Augusta Galla muore a Roma nel 450 ed è oggi sepolta in S.Pietro in Vaticano, nella cappella di Santa Petronilla. Galla fu un personaggio storico di grande rilievo, una donna forte, straordinaria di cui però ci restano davvero poche notizie, è avvolta nel mistero tipico del periodo medievale.

Dal V secolo la corte imperiale venne spostata da Milano a Ravenna e questo portò allo sviluppo della città. Grazie a Galla possiamo oggi ammirare la Basilica di S. Giovanni Evangelista, il Battistero Neoniano o degli Ortodossi (per distinguerlo da quello degli Ariani fatto da Teodorico) e appunto il Mausoleo di Galla Placidia. Quest'ultimo venne edificato tra il 425 e il 430, dopo il ritorno da Bisanzio di Galla, e lo troviamo isolata rispetto ad altre costruzioni. Inizialmente questa piccola costruzione a croce latina era destinata a fare da oratorio a S. Lorenzo, il sacello era originariamente attaccato all'ardica della Chiesa di S.Croce, poi demolita nel 1602 per poter creare l'attuale Via Galla Placidia.
Poco prima di entrare la mia testa pensa e immagina quel che può trovare all'interno di questo minuscolo edificio ma nulla è come sembra...sopra di me si apre un cielo stellato, è la volta a botte più scintillante che abbia mai visto! E' di un azzurro profondo e ha molte decorazioni circolari e bianche margherite. Di fronte all'ingresso troviamo un sarcofago, erroneamente attribuito a Galla Placidia. Nonostante questo si tratta di un importante sarcofago romano riutilizzato. I mosaici del mausoleo presentano una particolarità davvero unica: il conflitto tra bidimensionalità e tridimensionalità. Nella lunetta sopra la porta di ingresso è rappresentato il Buon Pastore, dal volto sereno, giovane e senza barba, con abiti regali come il mantello color porpora e ha il nimbo, simboleggia quindi Dio. Cristo è in torsione il cui corpo divide le pecore e questo elemento richiama alla terza dimensione. Si ha perciò un vero e proprio gioco di accettazione e, allo stesso tempo, di negazione della superficie.
Camminando più avanti nel mausoleo incontriamo, nella lunetta sopra il sarcofago attribuito a Galla, la scena di S. Lorenzo. Viene descritta la scena del martirio del santo, con la croce sulla spalla, poco prima di morire sulla graticola. Purtroppo qui l'effetto del conflitto tra le dimensioni è poco accentuato per via della finestra che divide il mosaico. 
Nelle restanti due lunette laterali troviamo due composizioni identiche: una coppie di cervi ciascuna in riferimento al salmo 42. Questi maestosi animali si abbeverano e sono avvolti da tralci d'acanto. Prendendo in esame un cervo possiamo notare come questo abbia una consistenza plastica e naturalistica ma con attenzione possiamo vedere come i tralci che avvolgono il suo corpo sono bidimensionali.
Nelle lunette del tamburo troviamo gli apostoli a coppie, vestiti alla romana con la toga bianca, in atteggiamento di acclamazione. Le figure si trovano su un prato in cui il fondo è unito, tutto blu che tende a diventare più astratto. La cosa che mi ha colpito di più è stato l'uso del color oro in queste lunette del tamburo, quasi a sottolineare la solennità del momento, ha una funzione simbolica. Sopra le figure troviamo un elemento particolare che accomuna moltissime basiliche e chiese medievali soprattutto paleocristiane: la camera fulgens. Questo elemento doveva ricordare i bellissimi tessuti preziosi in seta con fil d'oro o argento che venivano messi proprio nel punto più alto dei catini absidali! Ovviamente questa tradizione si perse col tempo e fu sostituita dalla raffigurazione in mosaico della camera fulgens, è solo una trasposizione figurativa, un residuo della stessa.
Infine, ma non per importanza o bellezza, alzando gli occhi al cielo (e si può dire per davvero!) troviamo una cupola splendidamente decorata a mosaico, il cui fondo è di un blu intenso, con la presenza di moltissime stelle. Al centro del cielo c'è una croce e ai lati, nei pennacchi, ci sono i simboli dei quattro evangelisti: l'Angelo di Matteo, il Toro di Luca, il Leone di Marco e l'Aquila di Giovanni. Un effetto, non solo visivo, mi consente di notare come il mosaicista abbia fatto delle stelle mano a mano più grandi verso i pennacchi, mentre vicino alla croce sono leggermente più piccole. 
Un ultimo appunto riguardante gli altri due sarcofagi presenti nel mausoleo: a sinistra troviamo quello attribuito al generale Costanzo III, il quale è decorato sul fronte con due agnelli con gli apostoli Pietro e Paolo e sul monte troviamo l'Agnello Mistico nimbato con il monogramma di Costantino. Il sarcofago di destra è stato attribuito a Valentiniano III, il figlio di Galla Placidia, ma anche ad Onorio. La sua raffigurazione è simile a quella del sarcofago di Galla, il fronte è diviso in tre edicole e raffigura l'Agnello Mistico sul monte Paradiso con due colombe sulla croce. 

Non avete ancora avuto modo di poter andare a Ravenna..cosa aspettate?? Posso assicurare che visitare Ravenna non vi deluderà e ne vale la pena! E' una città veramente graziosa e per chi, come me, ama l'arte deve per forza andarci!

Buone visite a tutti!!
Valeria

L' Egitto perduto

Il primo pensiero va ovviamente alle tantissime vittime della guerra civile in Egitto, ma visto il tema del mio blog volevo approfondire l'aspetto artistico. Purtroppo, come si sa, le guerre non si fermano di fronte a nulla, nemmeno davanti alle bellezze di un paese. Lo scorso giovedì 15 agosto abbiamo perso un pezzo della storia del nostro mondo, gli egiziani hanno perso qualcosa di sé. Dal museo Malawi di antichità di Minya, a 250 km a sud del Cairo, ci arrivano oggi foto di distruzione e saccheggio, grazie alla diffusione da parte del Daily Mail. I vandali che quella notte sono entrate nel museo hanno distrutto due mummie di faraoni prima che la polizia riuscisse ad intervenire. All'interno del museo erano presenti moltissimi oggetti antichi e preziosi, tra cui la collezione del Faraone Tutankamen. Spero vivamente che questa guerra possa finire al più presto e che questi atti di ignoranza e violenza non ricapitino più. 

Valeria 

Presentazione

Ciao a tutti, mi chiamo Valeria! Ho aperto questo blog perché ho una grande passione per l'arte che vorrei condividere con tutti voi. In questo spazio vorrei inserire visite, foto e riprese di tutti i miei viaggi culturali, passati e futuri, in giro per l'Italia e per il mondo. Spero che il mio lavoro vi piacerà e che vi troverete bene qui.

Un saluto


Valeria
Poche immagini che racchiudono un mondo immenso di bellezza, arte e amore.