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La Vittoria alata di Berlino

Christian Daniel Rauch fu uno scultore tedesco, nacque in Assia nel 1777 e fu molto importante in quanto creò la scuola di Berlino. Morì a Dresda nel 1857. Famoso per le sue opere legate all'ambiente funerario e celebrativo possiamo ricordare: il sarcofago della regina Luisa nel mausoleo di Charlottenburg e il mausoleo a Federico il Grande. La sua tipicità sta nell'uso di una scultura classicheggiante fusa ad un vivo realismo, ereditata dai grandi Shadow, Canova e Thorwaldsen. L'opera su cui vorrei soffermarmi è la Kranzwerfende Viktoria. Questa Vittoria alata si trova all'Alte Nationalgalerie di Berlino e si presenta maestosa, bella e fiera di sé. 
La Vittoria sembra esser seduta su di un trono di roccia e ha nella mano destra una corona di alloro. La figura volge la testa verso destra e il suo sguardo sembra aver catturato qualcosa in lontananza. I canoni classici di bellezza sono vicini ai dettami di Winckelmann e l'avvicinamento a Canova e a Thorvaldensen, avvenuto a Roma, ha portato ad uno sviluppo dello stile di Rauch.
Il suo viso dalle forme semplici e così perfette rapiscono il mio sguardo. Nonostante non sia molto espressiva, la luce del giorno che entra dalla finestra di fianco, sottolinea i contorni e la sua bellezza eterea. Lo straordinario panneggio dona alla statua sensualità ma allo stesso tempo la sua postura conferisce rispetto.  

La magia dei Proverbi di Brueghel

Bellissima tela di Pieter Brueghel (Breda 1525 o 1530 - Bruxelles 1569) del 1559 "Proverbi fiamminghi" conservata alla Gemäldegalerie di Berlino. Al suo interno ci sono circa 80 scene diverse che rappresentano altrettanti modi diversi di dire! 
Il tema è stato sicuramente ripreso dall'opera di Bosch dei "Sette peccati capitali" o dal "Giudizio Universale". La tela è stata usata come sfondo per i titoli di testa del film "Miracolo a Milano" di Vittorio de Sica del 1950. Il film è ben lontano dai caratteri tipici neorealisti e la tela di Brueghel rappresenta al meglio il mondo popolare e carnevalesco della pellicola italiana che vinse la Palma d'oro a Cannes nel 1951.
Ora vediamo nel dettaglio alcune scenette presenti nella tela e il loro significato:
"Mordere la colonna"
 Praticare la religione con ipocrisia
"Abbassarsi per entrare nel mondo"
Scendere a compromessi
"Provare fastidio per il sole che si riflette sull'acqua" Essere invidioso del successo di qualcuno
La narrazione è basata su piccole scene, su aneddoti, non vi è prospettiva e l'idea del tempo è in continuo mutare. Viene rappresentato un mondo popolare in modo giocoso. Molte similitudine le possiamo trovare nell'opera di Hieronymus Bosch nel suo "Giudizio".
Pannello centrale del trittico sul "Giudizio" del 1504-08.
Oggi si trova alla Akademie der bildenden Künste a Vienna