Il pulpito di Peterskirche

Il pulpito di Matthias Steinl (1644-1727), datato 1726 si trova nella chiesa dedicata a San Pietro sita in Vienna. 
Peterskirche è il suo nome, un piccolo gioiello nascosto nelle trafficate e illuminate strade della moda viennese. 
Steinl fu un'architetto, un pittore, un designer e anche uno scultore austriaco. 
La struttura del pulpito è davvero particolare: al vertice possiamo vedere una colomba la quale rappresenta lo Spirito Santo. Proprio sotto di essa troviamo due figure, una accanto all'altra. A sinistra si trova il Figlio di Dio: la narrazione evangelica la conosciamo bene, Dio, fattosi uomo, viene battezzato da Giovanni Battista. In quel momento inizia il suo processo di insegnamento attraverso la parola di Dio padre. Non tutti però seguirono il nuovo Messia: uno dei suoi discepoli lo tradì, fu Giuda Iscariota. Catturato e crocifisso da Pilato, morto e sepolto, dopo tre giorni salì al cielo e sedette alla destra del Padre. La stessa posizione che troviamo anche qui, nel pulpito di Steinl. 
Dio, alla nostra destra ha sul suo capo un triangolo, i cui vertici simboleggiano la Trinità. Il materiale con cui è fatto il pulpito è probabilmente pietra ollare, ovviamente dettagliatamente dorato. 

Il Codice Atlantico: alla scoperta del genio

Emozionante..non ci sono altre parole per descrivere il sentimento che per almeno mezza giornata ha tormentato il mio animo. Quando scelsi dal catalogo on line della Biblioteca Nazionale Austriaca il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, non mi sarei aspettata tutto ciò. C'è da dire prima di tutto che già soltanto la Biblioteca è qualcosa di spettacolare, avete presente la Bella e la Bestia? Ecco sembra di essere lì...oh amo i libri! Tornando a noi, mi sono presentata, carta d'identità alla mano e il libro che mi consegnarono era un volume davvero enorme e pesante. Il codice che ho sfogliato è l'edizione in facsimile di quello conservato presso l'Ambrosiana di Milano. 

Ho sempre pensato che Leonardo da Vinci fosse un genio ma vederlo dal vivo è qualcosa di magico. Ho trovato alcuni disegni molto eleganti e puliti, altri più sporchi e imprecisi, come se durante la notte avesse avuto un'illuminazione che lo ha costretto ad alzarsi di corsa per non far volare via quel pensiero. Questo codice, che ho avuto la fortuna di sfogliare, può essere definito una sorta di Zibaldone: è una raccolta di disegni, calcoli e appunti. A lui dobbiamo sicuramente le attuali conoscenza scientifiche e matematiche, ma un aspetto che mi ha molto colpita è la scrittura. Forse non tutti lo sanno ma Leonardo Da Vinci era solito usare la scrittura speculare: con essa la lettura è possibile solo se la si guarda con l'aiuto dello specchio. 
La scrittura speculare si crede oggi sia espressione e sintomo di malattia, quali la dislessia. A me personalmente piace credere che lo abbia fatto consapevolmente per mostrarci le sue emozioni e i suoi pensieri. Accanto alle sue stupende creazioni ci sono diversi calcoli, immagino servissero per aiutarlo nelle proporzioni di quello che di lì a poco avrebbe disegnato. Un'altra cosa che mi ha molto colpita del volume è stato il disegno di uomo, anzi di un mezzo uomo: un disegno dove le parti del corpo umano vengono trasformate in quelle di un drago o di una papera, con le ali al posto delle braccia, con un unicorno sulla testa, con un V sul petto destro e un occhio umano al posto del ginocchio. Secondo alcuni, questo disegno rappresenterebbe il disagio interiore e le preoccupazioni dell'artista toscano. La storia di questi preziosissimi disegni e bozze inizia con una fine ossia proprio con la morte del genio Leonardo, avvenuta ad Amboise nel 1519. Il Re Francesco I fu la persona più vicina all'artista, ed è a lui che egli lascia tutto ciò che aveva. Alla morte dell'artista le opere furono date a Fra Melzi, per poi passare al figlio di quest'ultimo, Orazio, nel 1570.
Il ragazzo, non comprendendo l'importanza di ciò che aveva tra le mani, decise di vendere a Pompeo Leoni (1582-1590) l'intera collezione. Quest'ultimo, sotto Filippo II di Spagna, raccolse i documenti di Leonardo in due volumi: Disegni di machine et delle arti secrete, e altre cose di Leonardo da Vinci, raccolti da Pompeo Leoni e il Codex Arundel. Il codice in possesso da Leoni venne lasciato in eredità a Polidoro Calchi, il quale decise di venderlo a Galeazzo Arconati nel 1622. La storia del Codice termina con la donazione di Arconati all'Ambrosiana di Milano nel 1636. Durante la guerra però, nel 1796, Napoleone lo portò in Francia, ma a seguito del Congresso di Vienna, il codice ritornò finalmente a Milano. Infine da ricordare il restauro del 1962 voluto da Paolo VI, il quale portò tutta la documentazione ad una comunità di Monache di Grottaferrata (RM). Secondo lo storico Paolo Galluzzi, il Codice ci regala la possibilità di capire davvero come lavorava Leonardo. E in effetti, questa esperienza mi ha ha dato modo di sentirmi vicina ai pensieri e alle passioni del maestro. 

«[...]E veramente il cielo ci manda talora alcuni che non rappresentano la umanità sola, ma la divinità istessa, acciò da quella come da modello, imitandolo, possiamo accostarci con l'animo e con l'eccellenzia dell'intelletto alle parti somme del cielo[...]» 

Giorgio Vasari, Edizione Torrentiniana del 1550

Votivkirche: il ringraziamento di Francesco Giuseppe I

Questa imponente chiesa, dal carattere neogotico, si eleva imponente nella splendida città di Vienna. La traduzione italiana è Chiesa Votiva, questo perché si voleva ringraziare il Signore dello scampato pericolo a seguito del tentato omicidio dell'Imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria da parte di un ungherese. La chiesa venne iniziata nel 1856 e fu terminata e consacrata nel 1879, ben ventitré anni dopo l'inizio della sua costruzione. La splendida struttura la dobbiamo all'architetto ventiseienne Heinrich von Ferstel, il quale con il suo progetto sbaragliò la concorrenza degli altri 74 progetti presentati!
Il motivo della sua costruzione non fu soltanto relativa al ringraziamento divino, ma anche al fatto che si voleva creare un luogo di protezione per tutti i popoli del Danubio sotto l'impero Asburgico. Un modo questo, che fece sentire al sicuro e a casa la popolazione. La chiesa è un esempio di architettura neogotica. Di per sé questa parola sta ad indicare un revival delle forme gotiche per esprimere un'arte nazionale. Questo è proprio ciò che accadde in Germania e in Austria durante il XIX secolo. L'interno della Votivikirche è molto simile a quello delle basiliche, infatti è diviso in tre navate e presenta un bellissimo transetto che interseca perpendicolarmente, proprio all'altezza del presbiterio, le tre navate della chiesa. 
La Votivkirche è arricchita da splendide vetrate colorate che la irradiano silenziosamente, nonostante la parte vicino al transetto rimanga buia. Appena entrati si possono ammirare inoltre bellissimi lampadari.
La chiesa può risultare a primo occhi molto spoglia, ma nasconde in sé tesori che meritano di essere ricordati: la tomba del conte Niklas Salm, uno dei protagonisti della difesa contro i turchi del 1529, si trova nella Cappella Battesimale, mentre spettacolare è l'organo a canne del 1878 che si trova sulla cantoria in controfacciata.
Ciborio

La Vittoria alata di Berlino

Christian Daniel Rauch fu uno scultore tedesco, nacque in Assia nel 1777 e fu molto importante in quanto creò la scuola di Berlino. Morì a Dresda nel 1857. Famoso per le sue opere legate all'ambiente funerario e celebrativo possiamo ricordare: il sarcofago della regina Luisa nel mausoleo di Charlottenburg e il mausoleo a Federico il Grande. La sua tipicità sta nell'uso di una scultura classicheggiante fusa ad un vivo realismo, ereditata dai grandi Shadow, Canova e Thorwaldsen. L'opera su cui vorrei soffermarmi è la Kranzwerfende Viktoria. Questa Vittoria alata si trova all'Alte Nationalgalerie di Berlino e si presenta maestosa, bella e fiera di sé. 
La Vittoria sembra esser seduta su di un trono di roccia e ha nella mano destra una corona di alloro. La figura volge la testa verso destra e il suo sguardo sembra aver catturato qualcosa in lontananza. I canoni classici di bellezza sono vicini ai dettami di Winckelmann e l'avvicinamento a Canova e a Thorvaldensen, avvenuto a Roma, ha portato ad uno sviluppo dello stile di Rauch.
Il suo viso dalle forme semplici e così perfette rapiscono il mio sguardo. Nonostante non sia molto espressiva, la luce del giorno che entra dalla finestra di fianco, sottolinea i contorni e la sua bellezza eterea. Lo straordinario panneggio dona alla statua sensualità ma allo stesso tempo la sua postura conferisce rispetto.  

La magia dei Proverbi di Brueghel

Bellissima tela di Pieter Brueghel (Breda 1525 o 1530 - Bruxelles 1569) del 1559 "Proverbi fiamminghi" conservata alla Gemäldegalerie di Berlino. Al suo interno ci sono circa 80 scene diverse che rappresentano altrettanti modi diversi di dire! 
Il tema è stato sicuramente ripreso dall'opera di Bosch dei "Sette peccati capitali" o dal "Giudizio Universale". La tela è stata usata come sfondo per i titoli di testa del film "Miracolo a Milano" di Vittorio de Sica del 1950. Il film è ben lontano dai caratteri tipici neorealisti e la tela di Brueghel rappresenta al meglio il mondo popolare e carnevalesco della pellicola italiana che vinse la Palma d'oro a Cannes nel 1951.
Ora vediamo nel dettaglio alcune scenette presenti nella tela e il loro significato:
"Mordere la colonna"
 Praticare la religione con ipocrisia
"Abbassarsi per entrare nel mondo"
Scendere a compromessi
"Provare fastidio per il sole che si riflette sull'acqua" Essere invidioso del successo di qualcuno
La narrazione è basata su piccole scene, su aneddoti, non vi è prospettiva e l'idea del tempo è in continuo mutare. Viene rappresentato un mondo popolare in modo giocoso. Molte similitudine le possiamo trovare nell'opera di Hieronymus Bosch nel suo "Giudizio".
Pannello centrale del trittico sul "Giudizio" del 1504-08.
Oggi si trova alla Akademie der bildenden Künste a Vienna


L'elegante danza del Bernini: l'Apollo e Dafne

Bernini tra gli anni 1618 e il 1625 realizza diverse opere per il cardinale Scipione Borghese tra cui il Ratto di Proserpina, il David, il busto del committente stesso e l'Apollo e Dafne. Quest'ultimo soggetto è preso dalle Metamorfosi di Ovidio, nello specifico nel I libro, versi 452-567. 
Ancora prega, che un torpore profondo pervade le sue membra, il petto morbido si fascia di fibre sottili, i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami; i piedi, così veloci un tempo, s'inchiodano in pigre radici, il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore conserva. (Da Ovidio - Metamorfosi)
Apollo e Dafne è stata fatta tra il 1622-25
e si trova alla Galleria Borghese di Roma
L'opera è sensuale, veloce, danzante. Apollo, accecato dall'amore verso la giovane figlia di Peneo, la rincorre e lei invocando aiuto viene trasformata in un bellissimo albero. Bernini ha avuto la capacità di immortalare l'attimo preciso in cui Dafne si gira terrorizzata verso il Dio mentre le mani e i capelli stanno diventando rami. L'Apollo è sconcertato da questa trasformazione, ma data la velocità della sua corsa, non si è ancora fermato. Trovo quest'opera davvero particolare, davanti ad essa si ha la sensazione di essere partecipi nell'istante della sua metamorfosi. 
E allora il dio: «Se non puoi essere la sposa mia, sarai almeno la mia pianta...». (Da Ovidio - Metamorfosi)

Dal 1880 al 2014: Delacroix con furore!

Dal 1880 si festeggia la festa per l'unità nazionale in Francia, avvenuta nel 1790. Per questo post ho voluto dare spazio ad un grande artista che ha dato espressione alla libertà. Rivoluzione e vittoria, “La libertà che guida il popolo” con la sua icona femminile a petto scoperto è divenuta nel tempo un simbolo politico dell'età moderna. Dipinto ad olio su tela rappresenta la rivoluzione parigina.
La figura in primo piano, che avanza decisa è una popolana, una donna malvestita che porta con sé un fucile ed è incorniciata dalle figure di un bambino con due pistole e una figura a sinistra che sembra essere il ritratto dello stesso autore Delacroix.
Egli nacque a Saint Maurice nel 1798, è uno dei maggiori rappresentanti del romanticismo francese. In questa opera si evince tutta la potenza di Delacroix: la sua pennellata decisa, i colori forti ma allo stesso tempo spenti. Opera datata 1830, venne presentata al Salon ma gli fu criticato il fatto di aver inserito persone di rango umile lasciando da parte gli altri strati sociali. I cadaveri ai piedi della giovane popolana sono frutto di studio dal vero e su modelli di gesso. Anche all'interno di questo dipinto come nella “Zattera della medusa”  di Géricault possiamo ricostruire una forma geometrica: il triangolo. Si può vedere come i corpi esanime in basso rappresentino i vertici inferiori e la popolana con la bandiera francese sia il vertice superiore, i cui lati sono definiti dal fucile dell'insorto a sinistra e dalla mano sinistra del ragazzo a destra.  
Sullo sfondo a sinistra, su di un cielo intriso di polvere e sofferente dalla guerra si può intravedere la cattedrale di Notre Dame. La forza, la speranza, la determinazione di questi uomini e donne hanno fatto storia e sono diventati simbolo di una libertà dal sapore nuovo. Si può ammirare la sua straordinaria potenza al Louvre di Parigi, se non l'avete ancora visto cosa aspettate!?